lunedì 8 gennaio 2018

Ho chiesto a Lara, mamma di Aldo, di scrivermi cosa abbia significato per lei diventare mamma.
Condivido con voi queste sue parole.



Diventare mamma.
Sentire la forza di essere donna.
Lasciare andare al mondo il mio frutto.
Potare fuori il dolore più profondo.
Tornare bambina tra le braccia della madre.
Incontrare di nuovo la propria madre.
Sono di nuovo figlia da accudire.
Mi sento una regina.
Lasciare morire ciò che deve morire.
Fare vivere ciò che deve vivere.
Sentire tra le lacrime qualcosa che muore.
La morte e la vita girano danzando.
L’ esperienza più esaltante che ho provato.
Un punto in cui non puoi tornare mai più.
Un luogo che abiterai per sempre.
Uno spazio interiore aperto per sempre

Grazie Lara!

martedì 19 dicembre 2017

L' istante della nascita.

.."Questo istante della nascita, questo momento di fragilità estrema, come bisogna rispettarlo. Il bambino è tra due mondi.
Su una soglia, esita. Non fategli fretta.Non spingetelo. 
Lasciatelo entrare. Che momento!
Che cosa strana!
Questo esserino che non è più feto e non ancora un neonato.
Non è più dentro la madre, l' ha lasciata. Eppure lei respira ancora per lui.
E' l' istante analogo a quello in cui l' uccello corre con le ali spiegate e poi di colpo, appoggiato sull' aria, volerà.
Quando si è staccato dalla terra? Quando ha decollato? Non si sa.(...)
Il bambino viene dal mistero.E sa.
Non intervenire.
Lasciatelo stare.Lasciatelo fare. Lasciategli il tempo."


( da F.Leboyer, Per una nascita senza violenza)

martedì 6 dicembre 2016


"Di norma, il sangue placentare appartiene al bambino. La sua privazione equivale a sottoporre il neonato, ad una severa emorragia"- 
"La privazione del sangue placentare comporta che il bambino abbia una sostanziale perdita di ferro". 
"Il sangue della placenta agisce come fonte di nutrimento per proteggere il neonato contro la perdita organica di proteine".



De Marsh - The effect of depriving the infant of its placental blood, 1941 

martedì 28 giugno 2016



I bambini sono senza passato 
ed è questo tutto il mistero dell' innocenza del loro sorriso.
(Milan Kundera)





Prendersi cura della cicatrice da cesareo

Prevenire è meglio che curare

Che il taglio cesareo sia stato una scelta o una necessità, dopo il parto ci si ritrova con una cicatrice che va curata per evitare la formazione di cicatrici ipertrofiche, ispessite, cheloidee o atrofiche. Purtroppo nella maggior parte dei casi, alla donna che viene dimessa dall’ospedale non si forniscono  le indicazioni necessarie affinché il taglio subito possa guarire nel modo migliore.  Il luogo comune sul taglio cesareo è che sia un semplice taglietto, non viene visto come un intervento chirurgico vero e proprio.
“La ferita del parto cesareo non richiede attenzioni speciali: é sufficiente lavare la cicatrice con acqua e sapone” :questo è quanto, quasi sempre, si sentono dire le dirette interessate.
Io invece sento di dirvi che questa cicatrice richiede molte attenzioni …e anche speciali, proprio per la zona in cui essa si trova!
Poiché, se non la si cura adeguatamente ci si può ritrovare, magari, con un cheloide, con un ispessimento o con il cosiddetto “scalino”, tipico di un cesareo, per non parlare delle implicazioni psico-emotive che un taglio cesareo comporta e che in questo breve articolo preferisco tralasciare per soffermarmi essenzialmente sulla cura con metodi naturali.

Consigli utili alle neo-mamme che hanno avuto un cesareo:

Subito dopo il taglio cesareo il ventre risulta indolenzito e i muscoli addominali risentono dell’intervento, il taglio deve guarire e i tessuti si devono rigenerare, questo richiede tempo e riposo. È importante che questo sia chiaro alla neo-mamma e a chi le sta accanto, specialmente durante le prime due settimane post-parto. La convalescenza dopo il cesareo, infatti, richiede più tempo rispetto a quella successiva a un parto naturale. Si sconsigliano i lavori domestici, la guida e la fatica dovuta al sollevare pesi. La mamma ha bisogno di serenità e di riposo, non solo per il taglio subito, ma anche per avviare un buon allattamento al seno e per adattarsi ad una nuova situazione, quella dell’essere mamma che già di per sé richiede riposo e serenità. Se nella famiglia sono presenti altri figlioletti allora è importante l’aiuto da parte sia dei nonni che dei papà al fine di evitare alla mamma sforzi gravosi sollevando, per esempio, pesi che eserciterebbero troppa pressione sul ventre.
Dopo aver tolto i punti è opportuno massaggiare la cicatrice tutti i giorni con un olio cicatrizzante, come, per esempio, l’oliolito di Iperico o, se si preferisce, con una pomata con ingrediente cicatrizzanti, possibilmente naturali. Il massaggio va eseguito tutti i giorni e per almeno 6 mesi o, comunque, fino a quando si è minimizzata la cicatrice e il ventre intorno risulta morbido al tatto.
Molte donne, anche dopo mesi non toccano la cicatrice, hanno un senso di estraneità verso quella parte del corpo. Questo ci fa capire che la pelle registra i nostri vissuti emozionali, una cicatrice lascia oltre ad un’ impronta fisica anche un’ impronta emozionale. Proprio per questo è importante ricevere immediatamente i giusti consigli sulla cura delle cicatrici. Il tocco del massaggio stimola la circolazione e le vie nervose, favorisce l’instaurarsi di un equilibrio che è stato attaccato e che adesso si deve riformare.
All’inizio, anche un massaggio globale su tutto l’addome può essere di aiuto. È importante eseguire sempre movimenti in senso orario e circolari, che oltre a seguire la normale fisiologia viscerale vi aiuteranno a ridurre il gonfiore e ad espellere le tossine e i liquidi accumulati.
download (3)

Massaggio sulla Cicatrice

1)     Con la punta delle dita, si effettuano movimenti circolatori sia sulla cicatrice che intorno ad essa. Ripeterlo per 3 volte e, anche, intorno alla cicatrice.
2)     Con i polpastrelli tamburellare sulla cicatrice,  andando avanti e indietro, su e giù. Ripeterlo per 3 volte e, anche, intorno alla cicatrice.
3)     Prendere la pelle della cicatrice fra indice e pollice, perpendicolarmente e muovere con le dita la pelle, come se si stesse rullando qualcosa tra le due dita. Se la cicatrice è orizzontale, il gesto sarà verticale, nel caso in cui il taglio é verticale  il gesto sarà orizzontale.  Ripeterlo per 3 volte e, anche, intorno alla cicatrice.
 Con il passare del tempo si può scendere anche più in profondità nei tessuti, attenzione però perché il massaggio non deve mai risultare doloroso.
L’ideale è prendersi 20 min di relax per eseguire il massaggio, magari in posizione supina.
 È importante sapere che il processo di cicatrizzazione varia da persona a persona e che   può dipendere anche dal tipo di pelle.

 Rimedi naturali che aiutano il processo di cicatrizzazione

  • L’olio di rosa mosqueta è un antico rimedio per le rughe e la bellezza della pelle; il suo olio è ricco in acidi polinsaturi vitamine E, vitamina K e vitamina A (retinolo), stimola la rigenerazione cutanea.
  • Aloe vera: uno dei più popolari rimedi casalinghi per la cicatrizzazione. Molto economica e semplice da applicare, basta applicare la polpa dell’aloe sulla cicatrice. Il gel di aloe vera, dalle proprietà antinfiammatorie, contiene, inoltre, sostanze in grado di aumentare laproduzione dei fibroblasti, le cellule che “costruiscono” la pelle, velocizzando così il processo di cicatrizzazione.
  • Borragine: l’olio, estremamente ricco di acido gamma linoleico, viene utilizzato dal nostro organismo per ricostruire la pelle
  • Oliolito di Iperico: stimola la rigenerazione cellulare della pelle. I flavonoidi in esso contenuti svolgono inoltre un’azione antinfiammatoria per le ferite.
  • Cipolla: E’ nota da secoli la sua proprietà diuretica e antibatterica naturale, essa è un ottimo cicatrizzante tanto da essere usata nelle creme per le smagliature della pelle; alcuni composti solforati esplicano azione antibiotica. E’ ricca di flavonoidi e polifenoli, in grado di contrastare la formazione di cicatrici ipertrofiche.
  • Argilla bianca: rappresenta una miscela viva di sostanze alluminio-silicilate che deriva dalle rocce granitiche; è conosciuta anche per le proprietà antisettiche (disinfettanti), battericide, cicatrizzanti e deodoranti.

È possibile, anche, attivare la cicatrizzazione dall’interno del corpo con dei frullati e delle infusioni.

  • Frullare una manciata di mirtilli, un’arancia, un mango, delle fragole e una carota. Oltre ad essere buono, il frullato agisce anche come disinfettante e cicatrizzante. Si possono creare diverse miscele con questa frutta, scegliendone alcune o tutte quante, secondo le proprie preferenze.
  • Far bollire un litro di acqua, due cucchiaini di timo e due di camomilla, lasciare riposare 20 minuti e bere fino a due tazze al giorno. Per evitare effetti collaterali, non prolungare più di una settimana il trattamento. Si può usare anche all’esterno sulle ferite come lenitivo.

Ricordarsi di non esporre la pelle al sole per non aggravare la situazione e idratarla durante il processo di cicatrizzazione.

Ulteriori consigli:

È utile dopo qualche mese dal parto rivolgersi ad un Osteopata per riequilibrare la postura e per ridurre le eventuali aderenze della cicatrice.
Sarebbe importante fare anche la cosiddetta Armonizzazione della Cicatrice, una tecnica ideata dall’Oseopata David Kanner, che aiuta a trovare l’equilibrio energetico. L’equilibrio energetico e il ritorno ad una sensibilità normale (testimoniato da un riallacciamento e riconnessione nervosa) sono come una porta che si apre alla riconciliazione con il corpo, con la propria storia e che libera all’incontro con l’altro. Il cesareo non è una fatalità: è una tappa della vita. Il lavoro sulla cicatrice permette un nuovo incontro con il proprio corpo e le proprie emozioni.
Esiste in Italia l’associazione Innecesareo Onlus: si tratta di un associazione nazionale  volontaria, senza scopo di lucro, apartitica e aconfessionale, avente come scopi principali quelli di migliorare la salute materno infantile nel prevenire cesarei, promuovere e supportare il VBAC, offrire sostegno emotivo post cesareo o parto medicalizzato.
Le informazioni contenute in questo articolo non devono in alcun modo sostituire il rapporto dottore-paziente; si raccomanda, al contrario, di chiedere il parere del proprio medico prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio o indicazione riportata.

martedì 23 febbraio 2016



Se avete capito cos'è lasciarsi andare, l'abbandono,
se tutto nel vostro corpo è aperto, libero, disteso e,
particolarmente, la bocca, la gola, le mani, gli occhi,
allora non dovete fare proprio niente.

Se non lasciare fare,
lasciare nascere il bambino.


giovedì 16 aprile 2015

Ballo con la fascia continua.... 

Prossimi 4 incontri a partire da giovedì 23 aprile. Costo 32 euro

Un' ora di movimento,sorrisi,balli,diversi ritmi, salti...e tanta voglia di ballare con il proprio cucciolo!




Vi aspetto, un abbraccio


martedì 24 febbraio 2015

L'anima di un bambino


"Ogni volta che tratteniamo un'emozione, e con l' azione, non buttiamo fuori l'energia accumulata, il sangue si "intossica" (bile, ormoni, poco ossigeno...) e le difese immunitarie calano.
Provate a pensare cosa può succedere in una donna in gravidanza, e al feto che viene nutrito di questo sangue.
L'emotività del nascituro sarà sicuramente segnata da questa umoralità repressa della mamma, determinando in qualche modo, il ritmo del sangue del neonato e quindi parte del suo carattere.
Se per esempio, l'umoralità della mamma, durante i 9 mesi di gravidanza, è stata influenzata da momenti di rabbia inespressa, il sangue materno, carico di bile, darà al bambino un "ritmo" pesante, forte, e quindi il carattere del bambino non potrà che essere irruento, veloce, irrequieto.
Un bambino più aggressivo, un bambino più apatico o un bambino più pauroso non sono però da condannare, perchè loro sono venuti al mondo perfettamente secondo l'emotività trasmessa della mamma, che a sua volta non deve farsi nessun rimproverò in quanto evidentemente non ha potuto esprimere al meglio il suo stato d'animo. Ogni bambino, che abbia solo un problema di carattere più "marcato", o altri tipi di problematiche più serie, non dovrebbe essere considerato strano, problematico, o diverso...è solo perfettamente sè stesso in base alle informazioni ricevute dal sangue della mamma, e dall'energia del papà (dentro lo spermatozoo). Quell'eccesso emotivo (ovviamente quando non sconfina in qualcosa di grave) è solo il modo che ha il bambino per esprimere la sua anima e ripulirsi un pò. Siamo sempre condizionati da pregiudizi, idee e da ciò che la società considera "normale" e ci dimentichiamo sempre, che ognuno è bello per come è...anche se "imperfetto"."

(Elena Cianci)


martedì 17 febbraio 2015

“Non si mangia in bagno e non si gioca con la vulva in soggiorno!"


Tesoro, non si gioca con la vulva a tavola!
È successo di nuovo. Ero seduta a tavola con le bambine per cena e ho notato mia figlia che giocherellava con la mano intorno alla gonna.
“Non si gioca con la vulva a tavola. Vai a lavarti le mani e finisci di mangiare” l’ho sgridata. Lei ha annuito, è corsa via, si è lavata le mani e ha ripreso a mangiare.
I bambini piccoli si toccano. Tanto. È affascinante per loro. I bambini piccoli non hanno un senso di vergogna, disgusto o paura dei loro corpi. Un corpo è quel che è, fa quel che fa. E tutto ciò che fa è in qualche modo meraviglioso, perché non sono abbastanza vecchi per avere dolori lombari. Non è un fatto sessuale, è semplicemente… un fatto.
La prima volta che ho beccato una delle mie bambine a giocare coi suoi genitali, non ho detto niente: ero momentaneamente paralizzata dall’indecisione. Una cosa che sapevo per certo di non voler fare era gridare “No!” o “Smettila!”. Cosa avrebbe risolto? Certo, mi sarei risparmiata l’imbarazzo di sorprendere mia figlia a giocare con i suoi genitali sul pavimento del salotto, ma che razza di lezione sarebbe questa? Temere o ignorare la propria vagina?
Ci ho pensato per due giorni e ovviamente lei mi ha dato una seconda opportunità di reagire.
“Piccola, non si gioca con la vulva in soggiorno” le ho detto. Suona ridicolo e strano, ma nondimeno è vero. “Va bene toccarsi la vulva, ma le persone hanno una vita privata e questa è una cosa privata. Gli unici posti dove dovresti toccarti la vulva sono in bagno o in camera tua, se vuoi giocare con la tua vulva, per favore vai in camera.”
Lei ha sorriso e lo ha fatto, senza domande, perché avere luoghi diversi dove fare diverse attività ha senso per i bambini.
“Non si mangia in bagno e non si gioca con la vulva in soggiorno” è diventato il nuovo mantra. E sì, a volte diventa anche: “Non ci si tocca la vulva a tavola”.
Io sono una di quelle persone che alcuni chiamano sex positive. Questo non significa che parlo con le mie bambine di quattro anni di quanto il sesso sia meraviglioso e ti faccia sentire bene. Significa che non fingo che sia qualcosa di diverso da ciò che è.
Come genitori, mentiamo continuamente. Sul Coniglietto Pasquale, su Babbo Natale o sulla Fatina dei denti, su quanto durano dieci minuti, sull’esserci dimenticati o no che volevano ancora formaggio grigliato per cena: mentiamo un sacco. Ma una cosa su cui io non mento mai è il sesso.
Non voglio che crescano vergognandosi dei loro corpi o confuse su quello che fanno. Non racconto loro di foglie di cavolo o cicogne. Mi sforzo sempre di essere onesta sulla riproduzione umana, in ogni suo aspetto.
Ho parlato con altre mamme riguardo al famoso “discorsetto”. Non penso che io e le mie bambine faremo quel particolare discorso, perché loro sanno già tutto. Ne parliamo spesso: i bambini sono creature ossessive. Leggiamo Da dove sono venuto? e Come si fa un bambino che insieme coprono ogni aspetto dell’argomento. Possiamo parlare di fecondazione in vitro e taglio cesareo perché entrambe le cose fanno parte della storia delle loro nascite e possiamo parlare del fatto che sì, mamma e papà continuano a fare sesso indipendentemente dai nostri progetti di concepimento. E quando saranno più grandi parleremo di contraccezione.
Perché mentire ai propri figli riguardo al sesso non aiuta nessuno. Raccontargli che il sesso è “solo tra mamme e papà” è una bugia che porta ad adolescenti confusi e carichi di ormoni. Dirgli che il sesso “succede solo quando due persone si amano tantissimo” è una bugia che porta gli adolescenti carichi di ormoni a confondere “amore” con “lussuria” o “ossessione”. Porta a scarti logici come: “Se faccio sesso con lui/lei, vuol dire che ci amiamo” o, peggio, “Se lo/la amo, devo fare sesso con lui/lei”. E quante tragedie adolescenziali sono basate su questa idea sbagliata?
La verità è che gli esseri umani, quasi universalmente, adorano il sesso. È piacevole. È previsto che sia piacevole. Se non lo fosse, la razza umana si estinguerebbe. La verità è che il sesso non è speciale e magico solo perché è sesso. La verità è che puoi fare dell’ottimo sesso con estranei di cui non sai neppure il nome. La verità è che solo perché puoi farlo, non necessariamente vuol dire che tu debba.
Ed è questo quello che veramente significa essere genitori sex positive. Non significa mentire ai ragazzi riguardo al sesso per prevenire i comportamenti che non pensiamo salutari, ma al contrario dirgli la verità, tutta la verità, e lasciare che venga assorbita, così che possano fare le proprie buone scelte. È dirgli che il sesso è bello, ma è pericoloso se non stai attento. È insegnarli a chiedere al proprio partner di usare il preservativo e a comprare i propri preservativi se pensano di fare sesso. È insegnargli che anche se il sesso è piacevole, possono sentirsi bene anche da soli (ma non a tavola). Che anche se il sesso unito all’amore è spesso il miglior sesso, quello trascendente, che fa crescere i confini dell’amore e costruisce un’intimità che è quasi impossibile da trovare altrimenti, il sesso non è sempre così, persino con le persone che ami. Che il sesso può causare gravidanze e malattie, anche se protetto, quindi farlo è un impegno a confrontarsi con qualunque conseguenza esso porti.
È dirgli che non sono sbagliati, peccaminosi o cattivi se hanno delle emozioni sessuali. E nemmeno se fanno sesso. È insegnargli che il sesso capita, sia che si facciano sempre le giuste scelte oppure no. Ed è dargli gli strumenti per essere sicuri che quando saranno pronti a farlo saranno intelligenti, prudenti e coscienziosi.
Ci sono molti confronti “bianco o nero” quando si parla di educazione sessuale. Alcune persone pensano che una volta che i ragazzi arrivano alla pubertà, se non hanno una grande paura del sesso ne faranno quanto più potranno, il più spesso che potranno. C’è molta educazione sessuale basata solo sull’astinenza e sull’insegnare ai ragazzi che “IL SESSO È SPAVENTOSO! NON FATELO!” e questo è probabilmente il programma di prevenzione meno efficace che sia mai stato inventato. Negli stati con un’educazione sessuale basata sull’astinenza, la percentuale di gravidanze adolescenziali è in continua crescita.
Dire ai bambini la verità sul sesso non è dargli il permesso di farlo. Anche perché  – e questa è la cosa più importante –  nessuno ha il diritto di vietargli di fare sesso tranne loro stessi.
E questo è ciò che cerco di tenere a mente quando dico cose come “Non ci si tocca la vulva a tavola”. Il sesso è qualcosa che succede SOLO quando tutte le persone coinvolte VOGLIONO che succeda. E ciò significa che le sole persone al mondo che hanno diritto di dire se le mie figlie faranno sesso o no sono loro stesse.
Non arriverò a dire alle mie figlie che devono fare sesso, ma non dirò loro nemmeno che non possono farlo. Comandano loro: tuo il corpo, tua la decisione.
Non vorrei mai sentirmi responsabile di aver creato un precedente per altre persone che dicano loro cosa fare coi loro corpi e specialmente con la loro sessualità. Non voglio essere l’apripista di un partner manipolatore e potenzialmente violento.
Perciò insegno loro i limiti. I luoghi appropriati. L’igiene. Insegno alle mie bambine che a nessuno è consentito toccare i loro corpi senza il loro permesso. Quando giochiamo al solletico e dicono “basta!” io mi fermo.
E quando parliamo di amiche incinte, parliamo di uteri, sperma e ovuli.
La maggior parte delle volte non è imbarazzante. La maggior parte delle volte la conversazione dura quindici secondi.
Un giorno la conversazione sarà molto peggiore. Un giorno dovrò parlare di stupro, e di consenso esplicito ed entusiasta. Un giorno dovrò parlare di sana masturbazione, pornografia, aspettative realistiche sul sesso, partner sessuali, immagine del corpo e mancanza di vergogna per i loro corpi. E queste conversazioni non saranno così brevi e dirette.
 
Ma sono pronta. Quando verrà quel giorno, sarò preparata. Perché il lavoro di preparazione è stato fatto.
“Non ci si tocca la vulva a tavola” è un po’ assurdo, ma ha tutte le parti importanti: è una micro-lezione di sicurezza, consenso e decoro sociale. Non penso che sarei capace di dire “Non si perde la verginità sul sedile posteriore di un auto dopo la festa della scuola” con una faccia seria, ma sarò capace di dire “Non si fa sesso senza prima averci pensato a lungo e per bene e di certo non lo si fa senza essere attente, protette e completamente fiduciose nella maturità del nostro partner e nella nostra capacità di gestire le ripercussioni, se dovessimo ammalarci o rimanere incinte.”
Perché è vero: non si fa. Noi non lo facciamo.


martedì 23 dicembre 2014

BUON NATALE!


Felice la mamma che sa donare la vita per i figli.
Felice la mamma che ama i figli ma non fa dell'amore una prigione.
Felice la mamma consapevole che i figli non sono sua proprietà ma un dono per il mondo.
Felice la mamma che sa educare con dolcezza e determinazione.
Felice la mamma che sa pregare con i figli
Felice la mamma che educa alla gratuità.
Felice la mamma che vive con i figli esperienze d'amore, di rispetto e solidarietà.
Felice la mamma che intuisce le difficoltà dei figli e li sostiene con parole e gesti.
Felice la mamma che veglia sui figli lasciando che seguano la loro strada.
Felice la mamma che condivide con i figli gioie e dolori. Felice la mamma che insegna ai figli a essere migliori e non i migliori.
Felice la mamma che è felice di essere mamma.

Auguro a Tutte Voi, un Felice e Sereno Natale,
Un abbraccio Mariachiara


lunedì 10 novembre 2014

COLOSTRO, PRIMO VACCINO

Il colostro, è un liquido vischioso di colore giallo intenso, a volte quasi arancione, è ricchissimo di anticorpi - viene definito anche “la prima vaccinazione del bambino”- e costituito da acqua, grassi, carboidrati, immunoglobuline, fattori di crescita, proteine, sali minerali ed è tutto quello che necessita al bambino nei primi giorni.

Colostro e doppia pesata

Dato che il colostro è prodotto in piccolissime quantità (5-7 ml per poppata), è praticamente impossibile poter effettuare la doppia pesata e riuscire a misurarlo, ma il fatto che sia prodotto in dosi non rilevabili da una bilancia non deve far incorrere nel pensiero che il bambino “non prende niente”.
Infatti alla nascita lo stomaco del bambino è molto piccolo, ha più o meno la dimensione del suo pugno e quindi può contenere solo pochi ml per poppata.

Importanza del colostro nel post partum

Il colostro viene prodotto nelle prime 30 – 40 ore dopo il parto dopo di che ha inizio la produzione del latte materno.
Oltre a fornire tutto ciò che al bambino necessita per i primi giorni e a proteggerlo con una grande quantità di anticorpi, funziona anche da lassativo per agevolare l'emissione delle prime feci (meconio), evitando così che la bilirubina, sostanza di scarto prodotta dall'eliminazione dell'eccesso di globuli rossi con cui un bambino nasce, venga riassorbita dall'intestino causando l'ittero. 
Inoltre, la produzione dei recettori della prolattina, cellule poste sulla membrana basale degli alveoli (le ghiandole che producono latte) è stimolata da frequenti poppate.
L'assunzione del colostro quindi predispone ad un avvio fisiologico e quindi sereno dell'allattamento ed è un fondamentale investimento per il bambino.

Colostro e bonding

L'Accademia Americana di Pediatria afferma anche per questo che “i bambini sani dovrebbero essere posti e rimanere in contatto pelle a pelle diretto con le loro madri immediatamente dopo il parto, finché non sia avvenuta la prima poppata.”  Questo punto è anche uno dei dieci passi raccomandato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e dall'UNICEF per gli Ospedali Amici dei Bambini.
I primi momenti, mediati dalla suzione libera del colostro, sono davvero importanti per la creazione del legame mamma-bambino.
Sappiamo bene come molti mammiferi si rifiutino di accudire un cucciolo che venga temporaneamente allontanato subito dopo il parto... siamo mammiferi e seppur in grado di recuperare questa relazione, grazie al fatto che non siamo forniti del solo istinto, è innegabile che questi primi momenti rappresentino un periodo che richiede particolare cura e attenzione da parte di chi circonda la madre e il bambino.

Il colostro e le società guerriere

Eppure questo liquido così prezioso, in molte culture, ancora oggi, è considerato una sostanza infetta, addirittura da spremere fuori ed eliminare. 
Michel Odent, medico e ricercatore, nonchè autore di diversi testi divulgativi nel libro “la scientificazione dell'amore” ci fa notare come disturbare il primo contatto madre-bambino, e diffondere credenze errate, come quella della nocività del colostro, sono comportamenti pressoché universali... perchè?
Odent cita uno studio di Betsy Lozoff, che indica come nel 62% dei gruppi sociali esistenti, chi assiste una partoriente cerca di svolgere un ruolo attivo... e così manipola, massaggia, a volte cerca di dilatare la cervice manualmente....quasi tutte le culture poi disturbano il primo contatto madre-bambino … a chi vuole approfondire consiglio di leggere " la prima ferita" di Willi Maurer.

Etnologicamente parlando era vantaggioso limitare e controllare la "capacità di amare", sorprende?
In natura, lo sappiamo bene, spesso vince "il più forte" ...e chi usa il cuore, chi ha capacità empatiche, chi ama e rispetta madre terra purtroppo soccombe.
Odent ci spiega come la capacità di amare sia strettamente collegata al processo nascita; ecco che funzionale alla sopravvivenza di una etnia è sempre stato il fatto di avere guerrieri "senza cuore". Nel lungo periodo l'essere più spietati di altri popoli portava alla sopravvivenza del proprio.
I gruppi etnici "vincenti" , quelli che NON si sono estinti, sono quelli che hanno avuto il vantaggio di disturbare il processo nascita.
Maggiori erano le necessità di sviluppare l'istinto aggressivo e la capacità di distruggere altre vite, più invasivi sono diventati i rituali e le credenze culturali relative al periodo prossimo alla nascita (a Sparta quando nasceva un maschietto veniva buttato a terra, se riusciva a sopravvivere, si pensava sarebbe diventato un buon guerriero).
La maggior parte delle culture e dei gruppi etnici pacifici ( che avevano in comune il fatto di non separare il bambino, di non avere rituali che ritenessero il colostro pericoloso ecc) si sono estinti.

Oggi invece vince l'amore?

Se disturbare la nascita ed evitare che il bambino assumesse colostro, ha un'impatto sulla sua capacità empatica e di amore per il prossimo, se questo ha assicurato la sopravvivenza dei più forti, perché oggi dovremmo cambiare le cose?
Odent dice: "Ora che abbiamo raggiunto l'era della consapevolezza ecologica e della scientificazione dell'amore, l'umanità deve, e può, muoversi verso nuove strategie di sopravvivenza." Oggi, la capacità di amare e rispettare il prossimo, oltre che la madre terra, sta finalmente diventando un presupposto fondamentale per la sopravvivenza sia del pianeta che del singolo individo.
Sappiamo inoltre, grazie a Jean Liedloff ed ai suoi studi sulla popolazione di indios Yequana ( indiani che vivono tutt'ora all'età della pietra, nel Venezuela) che effettivamente la riappropriazione dei legami iniziali, che i genitori avvertono istintivamente verso il bambino, sia il primo ed essenziale contributo per educare alla pace in un mondo che gli adulti- bambini non amati di ieri – hanno condotto sull'orlo del baratro.
Jean dall'osservazione critica della vita degli indios arriva esattamente alle stesse conclusioni di Odent: la separazione violenta madre-bambino, le traumatiche privazioni infantili, spesso costituiscono la premessa per la formazione di individui ansiosi, sradicati, aggressivi. ( Per approfondire Jean Liedloff " il concetto del continuum")

venerdì 7 novembre 2014

IL PIANTO DEI NEONATI.

Piango fin che mi pare e piango più che posso. 
Piango perché non so parlare.
Piango per solidarietà con i miei amici.
Piango come piangono i bambini in tutto il mondo.
Piango così qualcuno prima o poi verrà.
Piango perché non so cosa fare.
Piango perché sono stufo di guardare il soffitto bianco.
Piango perché ho fatto tanta cacca.
Piango perché ho caldo, perché ho freddo,
perché sto bene, ma non voglio darvi la soddisfazione.
Piango non so perché, ditemelo voi se lo sapete,
oppure chiedetelo al pediatra che lui ha studiato.
Piango perché per ora è la cosa che so fare meglio.
Piango perché così creo un gran bel putiferio.
Piango perché anche voi alla mia età piangevate.
Non ricordo più perché ho iniziato a piangere,
ma prima un motivo sono sicuro che c’era.
Ovviamente piango perché ho fame e non
arrivo ancora alla maniglia del frigo.
Dopo il pasto piango perché ho mangiato troppo
e ho l’aria nella pancia.
Piangere però non fa male, non si muore di pianto,
anzi se non piangessi morirei.
Quando piango sono sicuro che vi ricordate
di me e che state male per me.
In realtà io non piango mai per niente, quando piango è perché voglio
qualcosa e alla mia età i desideri e bisogni corrispondono sempre.
Perciò non preoccupatevi troppo e sforzatevi invece di capire
di cosa ho bisogno così ci mettiamo tutti calmi e tranquilli.
E fra poco si ricomincia…..



giovedì 6 novembre 2014

ECCO A VOI I NUOVI CORSI :
- SOSTEGNO E PROMOZIONE ALLATTAMENTO AL SENO. 
Iniziativa gratuita patrocinata dal Comune di Albino
Tutti i venerdì dalle 10.45 alle 12.15 presso SenzaPensieri l'ostetrica sarà a disposizione per il controllo della posizione, l'attacco e la suzione del neonato al seno; possibilità di controllo settimanale del peso dei bambini; consigli individuali e di gruppo; gruppo di auto-aiuto fra mamme con neonati di età diverse.
E’ consentito l’accesso in gravidanza per avvicinarsi fin da subito alla pratica dell’allattamento al seno; in caso di urgenza possibilità di consulto telefonico.

Richiesta prenotazione telefonica al n.035773222


- GINNASTICA E COCCOLE POSTPARTO
Ginnastica con il bebè durante l'esogestazione per fortificare ancor di più l’importanza e l’unicità del rapporto madre-figlio.
Il rapporto mamma-bambino nei 9 mesi dopo il parto continua ad evolvere in modo tale che si compia la crescita e lo sviluppo psico-fisico del bambino. Una ginnastica condotta in modo competente ed armonioso da un'ostetrica che aiuterà la mamma a vivere il proprio ruolo, a credere in ciò che sente e a fare ciò in cui crede e a ritrovare la forma fisica.
5 incontri settimanali di un'ora e mezza durante i quali mamma e bambino partecipano attivamente.

Presso SenzaPensieri ad Albino. Richiesta prenotazione telefonica al n.035773222.


- MASSAGGIO NEONATALE

5 incontri di un'ora in cui insieme ad altre mamme imparerete le tecniche di massaggio e potrete condividere un momento di COCCOLE con il vostro cucciolo!

Presso SenzaPensieri ad Albino.  Richiesta prenotazione telefonica al n.035773222.


- CORSO PRE-PARTO, PER SAPERNE DI PIU'.

Un aiuto concreto e pratico per affrontare al meglio i momenti del travaglio, del parto e del puerperio.
7 incontri a partire dalla 26° settimana di gravidanza.
Possibilità di percorso individuale o di coppia: 3 incontri pre-parto e 1 incontro post-partum a domicilio.

Presso SenzaPensieri ad Albino.  Richiesta prenotazione telefonica al n.035773222.