martedì 28 giugno 2016



I bambini sono senza passato 
ed è questo tutto il mistero dell' innocenza del loro sorriso.
(Milan Kundera)





Prendersi cura della cicatrice da cesareo

Prevenire è meglio che curare

Che il taglio cesareo sia stato una scelta o una necessità, dopo il parto ci si ritrova con una cicatrice che va curata per evitare la formazione di cicatrici ipertrofiche, ispessite, cheloidee o atrofiche. Purtroppo nella maggior parte dei casi, alla donna che viene dimessa dall’ospedale non si forniscono  le indicazioni necessarie affinché il taglio subito possa guarire nel modo migliore.  Il luogo comune sul taglio cesareo è che sia un semplice taglietto, non viene visto come un intervento chirurgico vero e proprio.
“La ferita del parto cesareo non richiede attenzioni speciali: é sufficiente lavare la cicatrice con acqua e sapone” :questo è quanto, quasi sempre, si sentono dire le dirette interessate.
Io invece sento di dirvi che questa cicatrice richiede molte attenzioni …e anche speciali, proprio per la zona in cui essa si trova!
Poiché, se non la si cura adeguatamente ci si può ritrovare, magari, con un cheloide, con un ispessimento o con il cosiddetto “scalino”, tipico di un cesareo, per non parlare delle implicazioni psico-emotive che un taglio cesareo comporta e che in questo breve articolo preferisco tralasciare per soffermarmi essenzialmente sulla cura con metodi naturali.

Consigli utili alle neo-mamme che hanno avuto un cesareo:

Subito dopo il taglio cesareo il ventre risulta indolenzito e i muscoli addominali risentono dell’intervento, il taglio deve guarire e i tessuti si devono rigenerare, questo richiede tempo e riposo. È importante che questo sia chiaro alla neo-mamma e a chi le sta accanto, specialmente durante le prime due settimane post-parto. La convalescenza dopo il cesareo, infatti, richiede più tempo rispetto a quella successiva a un parto naturale. Si sconsigliano i lavori domestici, la guida e la fatica dovuta al sollevare pesi. La mamma ha bisogno di serenità e di riposo, non solo per il taglio subito, ma anche per avviare un buon allattamento al seno e per adattarsi ad una nuova situazione, quella dell’essere mamma che già di per sé richiede riposo e serenità. Se nella famiglia sono presenti altri figlioletti allora è importante l’aiuto da parte sia dei nonni che dei papà al fine di evitare alla mamma sforzi gravosi sollevando, per esempio, pesi che eserciterebbero troppa pressione sul ventre.
Dopo aver tolto i punti è opportuno massaggiare la cicatrice tutti i giorni con un olio cicatrizzante, come, per esempio, l’oliolito di Iperico o, se si preferisce, con una pomata con ingrediente cicatrizzanti, possibilmente naturali. Il massaggio va eseguito tutti i giorni e per almeno 6 mesi o, comunque, fino a quando si è minimizzata la cicatrice e il ventre intorno risulta morbido al tatto.
Molte donne, anche dopo mesi non toccano la cicatrice, hanno un senso di estraneità verso quella parte del corpo. Questo ci fa capire che la pelle registra i nostri vissuti emozionali, una cicatrice lascia oltre ad un’ impronta fisica anche un’ impronta emozionale. Proprio per questo è importante ricevere immediatamente i giusti consigli sulla cura delle cicatrici. Il tocco del massaggio stimola la circolazione e le vie nervose, favorisce l’instaurarsi di un equilibrio che è stato attaccato e che adesso si deve riformare.
All’inizio, anche un massaggio globale su tutto l’addome può essere di aiuto. È importante eseguire sempre movimenti in senso orario e circolari, che oltre a seguire la normale fisiologia viscerale vi aiuteranno a ridurre il gonfiore e ad espellere le tossine e i liquidi accumulati.
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Massaggio sulla Cicatrice

1)     Con la punta delle dita, si effettuano movimenti circolatori sia sulla cicatrice che intorno ad essa. Ripeterlo per 3 volte e, anche, intorno alla cicatrice.
2)     Con i polpastrelli tamburellare sulla cicatrice,  andando avanti e indietro, su e giù. Ripeterlo per 3 volte e, anche, intorno alla cicatrice.
3)     Prendere la pelle della cicatrice fra indice e pollice, perpendicolarmente e muovere con le dita la pelle, come se si stesse rullando qualcosa tra le due dita. Se la cicatrice è orizzontale, il gesto sarà verticale, nel caso in cui il taglio é verticale  il gesto sarà orizzontale.  Ripeterlo per 3 volte e, anche, intorno alla cicatrice.
 Con il passare del tempo si può scendere anche più in profondità nei tessuti, attenzione però perché il massaggio non deve mai risultare doloroso.
L’ideale è prendersi 20 min di relax per eseguire il massaggio, magari in posizione supina.
 È importante sapere che il processo di cicatrizzazione varia da persona a persona e che   può dipendere anche dal tipo di pelle.

 Rimedi naturali che aiutano il processo di cicatrizzazione

  • L’olio di rosa mosqueta è un antico rimedio per le rughe e la bellezza della pelle; il suo olio è ricco in acidi polinsaturi vitamine E, vitamina K e vitamina A (retinolo), stimola la rigenerazione cutanea.
  • Aloe vera: uno dei più popolari rimedi casalinghi per la cicatrizzazione. Molto economica e semplice da applicare, basta applicare la polpa dell’aloe sulla cicatrice. Il gel di aloe vera, dalle proprietà antinfiammatorie, contiene, inoltre, sostanze in grado di aumentare laproduzione dei fibroblasti, le cellule che “costruiscono” la pelle, velocizzando così il processo di cicatrizzazione.
  • Borragine: l’olio, estremamente ricco di acido gamma linoleico, viene utilizzato dal nostro organismo per ricostruire la pelle
  • Oliolito di Iperico: stimola la rigenerazione cellulare della pelle. I flavonoidi in esso contenuti svolgono inoltre un’azione antinfiammatoria per le ferite.
  • Cipolla: E’ nota da secoli la sua proprietà diuretica e antibatterica naturale, essa è un ottimo cicatrizzante tanto da essere usata nelle creme per le smagliature della pelle; alcuni composti solforati esplicano azione antibiotica. E’ ricca di flavonoidi e polifenoli, in grado di contrastare la formazione di cicatrici ipertrofiche.
  • Argilla bianca: rappresenta una miscela viva di sostanze alluminio-silicilate che deriva dalle rocce granitiche; è conosciuta anche per le proprietà antisettiche (disinfettanti), battericide, cicatrizzanti e deodoranti.

È possibile, anche, attivare la cicatrizzazione dall’interno del corpo con dei frullati e delle infusioni.

  • Frullare una manciata di mirtilli, un’arancia, un mango, delle fragole e una carota. Oltre ad essere buono, il frullato agisce anche come disinfettante e cicatrizzante. Si possono creare diverse miscele con questa frutta, scegliendone alcune o tutte quante, secondo le proprie preferenze.
  • Far bollire un litro di acqua, due cucchiaini di timo e due di camomilla, lasciare riposare 20 minuti e bere fino a due tazze al giorno. Per evitare effetti collaterali, non prolungare più di una settimana il trattamento. Si può usare anche all’esterno sulle ferite come lenitivo.

Ricordarsi di non esporre la pelle al sole per non aggravare la situazione e idratarla durante il processo di cicatrizzazione.

Ulteriori consigli:

È utile dopo qualche mese dal parto rivolgersi ad un Osteopata per riequilibrare la postura e per ridurre le eventuali aderenze della cicatrice.
Sarebbe importante fare anche la cosiddetta Armonizzazione della Cicatrice, una tecnica ideata dall’Oseopata David Kanner, che aiuta a trovare l’equilibrio energetico. L’equilibrio energetico e il ritorno ad una sensibilità normale (testimoniato da un riallacciamento e riconnessione nervosa) sono come una porta che si apre alla riconciliazione con il corpo, con la propria storia e che libera all’incontro con l’altro. Il cesareo non è una fatalità: è una tappa della vita. Il lavoro sulla cicatrice permette un nuovo incontro con il proprio corpo e le proprie emozioni.
Esiste in Italia l’associazione Innecesareo Onlus: si tratta di un associazione nazionale  volontaria, senza scopo di lucro, apartitica e aconfessionale, avente come scopi principali quelli di migliorare la salute materno infantile nel prevenire cesarei, promuovere e supportare il VBAC, offrire sostegno emotivo post cesareo o parto medicalizzato.
Le informazioni contenute in questo articolo non devono in alcun modo sostituire il rapporto dottore-paziente; si raccomanda, al contrario, di chiedere il parere del proprio medico prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio o indicazione riportata.

martedì 23 febbraio 2016



Se avete capito cos'è lasciarsi andare, l'abbandono,
se tutto nel vostro corpo è aperto, libero, disteso e,
particolarmente, la bocca, la gola, le mani, gli occhi,
allora non dovete fare proprio niente.

Se non lasciare fare,
lasciare nascere il bambino.


giovedì 16 aprile 2015

Ballo con la fascia continua.... 

Prossimi 4 incontri a partire da giovedì 23 aprile. Costo 32 euro

Un' ora di movimento,sorrisi,balli,diversi ritmi, salti...e tanta voglia di ballare con il proprio cucciolo!




Vi aspetto, un abbraccio


martedì 24 febbraio 2015

L'anima di un bambino


"Ogni volta che tratteniamo un'emozione, e con l' azione, non buttiamo fuori l'energia accumulata, il sangue si "intossica" (bile, ormoni, poco ossigeno...) e le difese immunitarie calano.
Provate a pensare cosa può succedere in una donna in gravidanza, e al feto che viene nutrito di questo sangue.
L'emotività del nascituro sarà sicuramente segnata da questa umoralità repressa della mamma, determinando in qualche modo, il ritmo del sangue del neonato e quindi parte del suo carattere.
Se per esempio, l'umoralità della mamma, durante i 9 mesi di gravidanza, è stata influenzata da momenti di rabbia inespressa, il sangue materno, carico di bile, darà al bambino un "ritmo" pesante, forte, e quindi il carattere del bambino non potrà che essere irruento, veloce, irrequieto.
Un bambino più aggressivo, un bambino più apatico o un bambino più pauroso non sono però da condannare, perchè loro sono venuti al mondo perfettamente secondo l'emotività trasmessa della mamma, che a sua volta non deve farsi nessun rimproverò in quanto evidentemente non ha potuto esprimere al meglio il suo stato d'animo. Ogni bambino, che abbia solo un problema di carattere più "marcato", o altri tipi di problematiche più serie, non dovrebbe essere considerato strano, problematico, o diverso...è solo perfettamente sè stesso in base alle informazioni ricevute dal sangue della mamma, e dall'energia del papà (dentro lo spermatozoo). Quell'eccesso emotivo (ovviamente quando non sconfina in qualcosa di grave) è solo il modo che ha il bambino per esprimere la sua anima e ripulirsi un pò. Siamo sempre condizionati da pregiudizi, idee e da ciò che la società considera "normale" e ci dimentichiamo sempre, che ognuno è bello per come è...anche se "imperfetto"."

(Elena Cianci)


martedì 17 febbraio 2015

“Non si mangia in bagno e non si gioca con la vulva in soggiorno!"


Tesoro, non si gioca con la vulva a tavola!
È successo di nuovo. Ero seduta a tavola con le bambine per cena e ho notato mia figlia che giocherellava con la mano intorno alla gonna.
“Non si gioca con la vulva a tavola. Vai a lavarti le mani e finisci di mangiare” l’ho sgridata. Lei ha annuito, è corsa via, si è lavata le mani e ha ripreso a mangiare.
I bambini piccoli si toccano. Tanto. È affascinante per loro. I bambini piccoli non hanno un senso di vergogna, disgusto o paura dei loro corpi. Un corpo è quel che è, fa quel che fa. E tutto ciò che fa è in qualche modo meraviglioso, perché non sono abbastanza vecchi per avere dolori lombari. Non è un fatto sessuale, è semplicemente… un fatto.
La prima volta che ho beccato una delle mie bambine a giocare coi suoi genitali, non ho detto niente: ero momentaneamente paralizzata dall’indecisione. Una cosa che sapevo per certo di non voler fare era gridare “No!” o “Smettila!”. Cosa avrebbe risolto? Certo, mi sarei risparmiata l’imbarazzo di sorprendere mia figlia a giocare con i suoi genitali sul pavimento del salotto, ma che razza di lezione sarebbe questa? Temere o ignorare la propria vagina?
Ci ho pensato per due giorni e ovviamente lei mi ha dato una seconda opportunità di reagire.
“Piccola, non si gioca con la vulva in soggiorno” le ho detto. Suona ridicolo e strano, ma nondimeno è vero. “Va bene toccarsi la vulva, ma le persone hanno una vita privata e questa è una cosa privata. Gli unici posti dove dovresti toccarti la vulva sono in bagno o in camera tua, se vuoi giocare con la tua vulva, per favore vai in camera.”
Lei ha sorriso e lo ha fatto, senza domande, perché avere luoghi diversi dove fare diverse attività ha senso per i bambini.
“Non si mangia in bagno e non si gioca con la vulva in soggiorno” è diventato il nuovo mantra. E sì, a volte diventa anche: “Non ci si tocca la vulva a tavola”.
Io sono una di quelle persone che alcuni chiamano sex positive. Questo non significa che parlo con le mie bambine di quattro anni di quanto il sesso sia meraviglioso e ti faccia sentire bene. Significa che non fingo che sia qualcosa di diverso da ciò che è.
Come genitori, mentiamo continuamente. Sul Coniglietto Pasquale, su Babbo Natale o sulla Fatina dei denti, su quanto durano dieci minuti, sull’esserci dimenticati o no che volevano ancora formaggio grigliato per cena: mentiamo un sacco. Ma una cosa su cui io non mento mai è il sesso.
Non voglio che crescano vergognandosi dei loro corpi o confuse su quello che fanno. Non racconto loro di foglie di cavolo o cicogne. Mi sforzo sempre di essere onesta sulla riproduzione umana, in ogni suo aspetto.
Ho parlato con altre mamme riguardo al famoso “discorsetto”. Non penso che io e le mie bambine faremo quel particolare discorso, perché loro sanno già tutto. Ne parliamo spesso: i bambini sono creature ossessive. Leggiamo Da dove sono venuto? Come si fa un bambino che insieme coprono ogni aspetto dell’argomento. Possiamo parlare di fecondazione in vitro e taglio cesareo perché entrambe le cose fanno parte della storia delle loro nascite e possiamo parlare del fatto che sì, mamma e papà continuano a fare sesso indipendentemente dai nostri progetti di concepimento. E quando saranno più grandi parleremo di contraccezione.
Perché mentire ai propri figli riguardo al sesso non aiuta nessuno. Raccontargli che il sesso è “solo tra mamme e papà” è una bugia che porta ad adolescenti confusi e carichi di ormoni. Dirgli che il sesso “succede solo quando due persone si amano tantissimo” è una bugia che porta gli adolescenti carichi di ormoni a confondere “amore” con “lussuria” o “ossessione”. Porta a scarti logici come: “Se faccio sesso con lui/lei, vuol dire che ci amiamo” o, peggio, “Se lo/la amo, devo fare sesso con lui/lei”. E quante tragedie adolescenziali sono basate su questa idea sbagliata?
La verità è che gli esseri umani, quasi universalmente, adorano il sesso. È piacevole. È previsto che sia piacevole. Se non lo fosse, la razza umana si estinguerebbe. La verità è che il sesso non è speciale e magico solo perché è sesso. La verità è che puoi fare dell’ottimo sesso con estranei di cui non sai neppure il nome. La verità è che solo perché puoi farlo, non necessariamente vuol dire che tu debba.
Ed è questo quello che veramente significa essere genitori sex positive. Non significa mentire ai ragazzi riguardo al sesso per prevenire i comportamenti che non pensiamo salutari, ma al contrario dirgli la verità, tutta la verità, e lasciare che venga assorbita, così che possano fare le proprie buone scelte. È dirgli che il sesso è bello, ma è pericoloso se non stai attento. È insegnarli a chiedere al proprio partner di usare il preservativo e a comprare i propri preservativi se pensano di fare sesso. È insegnargli che anche se il sesso è piacevole, possono sentirsi bene anche da soli (ma non a tavola). Che anche se il sesso unito all’amore è spesso il miglior sesso, quello trascendente, che fa crescere i confini dell’amore e costruisce un’intimità che è quasi impossibile da trovare altrimenti, il sesso non è sempre così, persino con le persone che ami. Che il sesso può causare gravidanze e malattie, anche se protetto, quindi farlo è un impegno a confrontarsi con qualunque conseguenza esso porti.
È dirgli che non sono sbagliati, peccaminosi o cattivi se hanno delle emozioni sessuali. E nemmeno se fanno sesso. È insegnargli che il sesso capita, sia che si facciano sempre le giuste scelte oppure no. Ed è dargli gli strumenti per essere sicuri che quando saranno pronti a farlo saranno intelligenti, prudenti e coscienziosi.
Ci sono molti confronti “bianco o nero” quando si parla di educazione sessuale. Alcune persone pensano che una volta che i ragazzi arrivano alla pubertà, se non hanno una grande paura del sesso ne faranno quanto più potranno, il più spesso che potranno. C’è molta educazione sessuale basata solo sull’astinenza e sull’insegnare ai ragazzi che “IL SESSO È SPAVENTOSO! NON FATELO!” e questo è probabilmente il programma di prevenzione meno efficace che sia mai stato inventato. Negli stati con un’educazione sessuale basata sull’astinenza, la percentuale di gravidanze adolescenziali è in continua crescita.
Dire ai bambini la verità sul sesso non è dargli il permesso di farlo. Anche perché  – e questa è la cosa più importante –  nessuno ha il diritto di vietargli di fare sesso tranne loro stessi.
E questo è ciò che cerco di tenere a mente quando dico cose come “Non ci si tocca la vulva a tavola”. Il sesso è qualcosa che succede SOLO quando tutte le persone coinvolte VOGLIONO che succeda. E ciò significa che le sole persone al mondo che hanno diritto di dire se le mie figlie faranno sesso o no sono loro stesse.
Non arriverò a dire alle mie figlie che devono fare sesso, ma non dirò loro nemmeno che non possono farlo. Comandano loro: tuo il corpo, tua la decisione.
Non vorrei mai sentirmi responsabile di aver creato un precedente per altre persone che dicano loro cosa fare coi loro corpi e specialmente con la loro sessualità. Non voglio essere l’apripista di un partner manipolatore e potenzialmente violento.
Perciò insegno loro i limiti. I luoghi appropriati. L’igiene. Insegno alle mie bambine che a nessuno è consentito toccare i loro corpi senza il loro permesso. Quando giochiamo al solletico e dicono “basta!” io mi fermo.
E quando parliamo di amiche incinte, parliamo di uteri, sperma e ovuli.
La maggior parte delle volte non è imbarazzante. La maggior parte delle volte la conversazione dura quindici secondi.
Un giorno la conversazione sarà molto peggiore. Un giorno dovrò parlare di stupro, e di consenso esplicito ed entusiasta. Un giorno dovrò parlare di sana masturbazione, pornografia, aspettative realistiche sul sesso, partner sessuali, immagine del corpo e mancanza di vergogna per i loro corpi. E queste conversazioni non saranno così brevi e dirette.
 
Ma sono pronta. Quando verrà quel giorno, sarò preparata. Perché il lavoro di preparazione è stato fatto.
“Non ci si tocca la vulva a tavola” è un po’ assurdo, ma ha tutte le parti importanti: è una micro-lezione di sicurezza, consenso e decoro sociale. Non penso che sarei capace di dire “Non si perde la verginità sul sedile posteriore di un auto dopo la festa della scuola” con una faccia seria, ma sarò capace di dire “Non si fa sesso senza prima averci pensato a lungo e per bene e di certo non lo si fa senza essere attente, protette e completamente fiduciose nella maturità del nostro partner e nella nostra capacità di gestire le ripercussioni, se dovessimo ammalarci o rimanere incinte.”
Perché è vero: non si fa. Noi non lo facciamo.