martedì 25 marzo 2014

Le ENDORFINE sono i magici ormoni del piacere, della felicità,
la nostra droga 'endogena', NATURALE!

Vengono prodotte in tutto il tuo sistema nervoso centrale, nel midollo, nell'intestino, nella placenta e probabilmente in tanti altri organi ancora...
Accompagnano sempre gli ormoni dello stress, affinchè ogni situazione difficile risulti gratificante. NUTRONO IL DESIDERIO DI VIVERE.

DURANTE IL PARTO, attraverso lo stimolo di un dolore fisiologico, il loro livello aumenta all'inverosimile e, quando nasce il bambino, ti trovi in una condizione di euforia mai vissuta prima.
Il tuo alto livello di endorfine protegge il tuo bambino dalla sofferenza e dal trauma del parto e gli infonde la voglia di vivere.



venerdì 21 marzo 2014




“In queste pagine parlo ai miei figli, che sono tutto e che già non mi appartengono più; e parlo a mia mamma, mia mamma che mi manca, e che come tutti, ho sempre guardato senza capire”.

Il racconto della nascita di Elia e Sole, avvenuta in casa, è il centro di questo libro: regalo per loro da parte della loro mamma. Ma anche riflessione personale, poetica e politica sul recupero dell’energia creatrice della maternità.

Col pretesto di narrare ai bambini una storia fatta di scelte, emozioni, e ricordi, questa voce si rivolge a noi, e ci esorta a riflettere sulle energie e sul potere del parto: grazie al quale – senza sapere né come né cosa -  nascono non una, ma due persone nuove: la mamma e il bambino.

In controtendenza rispetto a un mondo che vuole le future mamme intimorite, fragili e passive, questo libro ci invita avere fiducia nel proprio corpo e in se stesse in uno dei momenti potenzialmente più simbolici di riconquista del femminile; a riflettere liberamente, e fieramente convincerci che ciascuna donna ha in se tutto ciò che serve – coraggio, energia e carica – per viverlo con forza, consapevolezza e fiducia.


domenica 16 marzo 2014

Elimination Communication, 

crescere i bambini senza pannolino, ma come si fa?


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Nuova pratica decisamente eco-friendly che sta spopolando trai neo-genitori statunitensi, laE. C. Elimination Communication (il cui termine è stato coniato da Ingrid Bauer autrice del libro Diaper Free! The Gentle Wisdom of Natural Infant Hygiene),
chiamata in questo modo proprio per sottolineare il fatto che esiste una comunicazione molto profonda tra il bambino e la sua mamma, ha come obiettivo quello di riuscire a leggere il linguaggio del corpo del bebè e permettere ai genitori di eliminare, fin dai primissimi mesi, il pannolino, evitando così sia eritemi e brutte dermatiti (tenendo inoltre lontani i piccoli dalle sostanze tossiche presenti in tantissimi pannolini), sia il problema dell’inquinamento, causato dall’enorme consumo di pannolini usa e getta o dallo spreco eccessivo di acqua e sapone per quelli lavabili (che sono già un’ottima alternativa a quelli usa e getta).
Personalmente sono rimasta estranea all E.C., finché un’ostetrica non ne parlò, durante il corso pre-parto. Molto interessata, mi ero ripromessa di tentare almeno un approccio al metodo, ma poi con l’allattamento e le prime esperienze di coliche e doloretti, ho preferito dedicarmi pienamente a questi. Oltretutto mi avevano regalato (e ringrazio ancora la mia amichetta per averlo fatto), un bellissimo e utilissimo kit di pannolini lavabili, dunque il discorso era chiuso.
Ora trovandomi sul punto di voler (forse un po’ precocemente rispetto alla media) togliere il pannolino alla mia ranocchietta, che al momento ha esattamente un anno e mezzo, credo che avrei dovuto almeno provare per un breve periodo prima di buttare definitivamente la spugna.
Un po’ precocemente perché, di solito, nelle società moderne occidentali è prassi comune che i bambini vengano “spannolinati” intorno ai due/tre anni di età. Arrivati infatti a questa punto, i piccoli sono già abbastanza maturi per sapere quando devono andare in bagno ed esprimere il loro bisogno, in modo tale che il genitore (o chi se ne prende cura) possa portarli sul vasino.
Molti genitori credono però che questo processo debba iniziare già dalla prima infanzia, osservando il linguaggio corporeo dei propri figli, in particolare quando sono così piccoli, attraverso dei segnali comuni quali il pianto, che in genere è di breve durata e più basso e si interrompe dopo la scarica o lo svuotamento della vescica ed è diverso dal pianto per fame, oppure il muovere le gambette, l’essere agitati e infine fare degli urletti.
Un processo dunque molto dolce e naturale, assolutamente non coercitivo, con cui il bambino, già a partire dai primissimi mesi, impara con l’assistenza dei genitori a comunicare le sue necessità. 
Forse per noi occidentali l’idea di lasciare il bambino (anche neonato) senza pannolino, potrebbe sembrare alquanto strana, ma in realtà circa la metà dei bambini del mondo, in particolare in Asia, Africa e Sud America, non indossano mai pannolini e all’età di un anno, sono in grado di fare pipì e popò nel vasino. In Cina ad esempio, i piccoli indossano dei pantaloni speciali aperti sotto, di modo che quando un genitore vede che il suo bimbo ha bisogno di “andare in bagno”, immediatamente può portarlo in un posto adeguato.
Solitamente chi decide di approcciare questo metodo, inizia la pratica, dopo l’attenta osservazione, intorno ai tre mesi di età e molti genitori testimoniano che i loro bimbetti riescono fare la cacca e la pipì sul vasino già prima di aver compiuto un anno.
Ovviamente per i primi mesi, il bambino dovrà essere poggiato sul lavandino, sostenendolo per le gambette. Solo verso i sette/otto mesi, potrà essere portato sul vasino. Questo serve come una sorta di linguaggio preliminare che il bambino associa al fare pipì o cacca, ed è un modo per i genitori di offrirgli l’opportunità di farlo. Ma è sempre il bambino che decide se ne ha bisogno o no.
Dunque oltre a essere una pratica antica usata in moltissime culture (le quali spesso non sanno nemmeno dell’esistenza dei pannolini usa e getta), amica non solo dei nostri figli ma anche della natura, aiuta a rafforzare i legami più intimi tra il genitore e il suo bambino.
Ovviamente per i primi mesi, di solito fino ai 12/18 è normale mettere il pannolino per andare al ristorante, o fare una passeggiata e addirittura al parco. Infatti l’E.C. può essere praticata Full time, non utilizzando in nessuna occasione pannolini o altri panni impermeabili, proprio per non confondere il bambino, oppure occasionalmente, Part-time,non sentendosi troppo costretti in precise regole, rimanendo comunque coerenti con l’obiettivo dell’eliminazione.
Per il momento, essendo il mio ometto già grandicello rispetto ai tempi dell’E.C. e io purtroppo ancora dipendente dal pannolino, sto optando per praticarla occasionalmente e già so che sarà molto dura (non voglio assolutamente pensare a quanti vestiti avrò da cambiare, lavare e asciugare), e che ci saranno momenti di “sciopero” in cui mi sembrerà di tornare indietro anziché andare avanti.

mercoledì 26 febbraio 2014

Lettera alla Prima figlia.


"Cara prima figlia,
da quando non sei piu sola so che la tua vita è cambiata. Ecco, sappi che è cambiata anche la mia.
Ed ho deciso di scriverti.

Per tutte le volte che ti addormenti e lui ti sveglia piangendo.
Per tutte le volte che tu, stanca di camminare, vorresti stare sul "tuo" passeggino e c'è lui.
Per tutte le volte che al supermercato compro l'omogenizzato alla pera per lui e dimentico il latte per te.
Per tutte le volte che mentre giochiamo, sul più bello, ti giri e mi trovi a cambiargli il pannolino.
Per tutte le volte che stai in ginocchio sulla sedia per mangiare e lui ti guarda dall'alto del "tuo" seggiolone.
Per tutte le volte che fai una torre altissima con i lego e lui la fa cadere, puntualmente.
Per tutte le volte che ti pettino ed un minuto dopo lui ti tira i capelli.
Per tutte le volte che tu piangi e a lui viene da ridere. E per quelle in cui lui piange e tu cerchi di farlo ridere.
Per tutte le volte che fai la doccia perchè non c'è tempo per due bagnetti.
Per tutte le volte che ti lascio all'asilo mentre mi guardi andare via con lui.
Per tutte quelle volte che ti domandi perchè non sei più sola. E per tutte quelle in cui vorresti esserlo.
Ecco, per tutte queste volte, voglio chiederti scusa. Per averti tolto tutto ciò che prima avevi.
Però, cara prima figlia,
voglio dirti che anche se non lo sai ancora, c'è della magia tra voi due.
Un amore che altrimenti non avresti mai conosciuto, e l'amore va vissuto perchè è la cosa più bella della vita. E più ce n'è meglio è.
Salterete sul letto ridendo in silenzio quando spegnerò la luce e chiuderò la porta, giocherete in spiaggia fino al tramonto anche quando saranno andati tutti via, mi farete la linguaccia di nascosto mentre borbotterò di fare i compiti.
Vi dividerete l'altalena, la merenda, e il papà.
Guarderete fuori dallo stesso finestrino durante i nostri viaggi. Ed i vostri, senza di noi. E le nuvole sdraiati sull'erba e le stelle sdraiati sulla sabbia, raccontandovi sogni e desideri. Perchè i vostri occhi sono uguali anche per questo. Avrete gli stessi ricordi che vi uniranno per sempre.
E anche quando litigherete sappi che ancor prima di smettere di farlo avrete già fatto pace.
Lui sarà per te ciò che non sarò io, e non potrà essere nessun altro.
E capirai presto di non poterle più immaginare le giornate senza di lui.
Voglio dirti che sei e sarai una sorella favolosa, perchè tu sei speciale.
Sei la mia prima figlia, e sarai sempre "la mia prima volta che".

Con il cuore che batte forte,
mamma."

martedì 28 gennaio 2014

“Un bimbo che stava per nascere si rivolse al Signore: Mi dicono che domani mi farai scendere sulla terra. Come potrò vivere così piccolo e indifeso?.  
Fra tanti angeli ne ho scelto uno per te. Lui ti proteggerà. Rispose Dio.                                         E continuò: Il tuo angelo canterà per te parole dolci e tenere, con infinita pazienza e tenerezza ti insegnerà a parlare ... 
Ma il bambino chiese con apprensione: Come potrò parlare ancora con te?                                Il tuo angelo unirà le tue manine e ti insegnerà a pregare. Rispose Dio con dolcezza infinita.
Ho sentito dire che la terra è abitata da uomini cattivi… Chi mi difenderà? Chiese il bimbo preoccupato.             
Dio, guardandolo con tenerezza gli rispose: Il tuo angelo ti difenderà a costo della propria vita.                          
Ma il mio cuore sarà sempre triste, Signore, perché non ti vedrò più! Disse il bimbo con molta tristezza.           
Il tuo angelo ti parlerà di me e ti indicherà il cammino per ritornare alla mia presenza.Sappi, però, che io sarò ogni istante accanto a te!                                                                                         In quel momento si diffusero delle voci e dei rumori ed il bambino angosciato gridò a gran voce: Signore, sto scendendo verso la terra! Dimmi ancora una cosa: qual è il nome del mio angelo?!?                                           
E Dio sorridendo rispose: Il nome non importa, tu lo chiamerai…Mamma.