lunedì 10 novembre 2014

COLOSTRO, PRIMO VACCINO

Il colostro, è un liquido vischioso di colore giallo intenso, a volte quasi arancione, è ricchissimo di anticorpi - viene definito anche “la prima vaccinazione del bambino”- e costituito da acqua, grassi, carboidrati, immunoglobuline, fattori di crescita, proteine, sali minerali ed è tutto quello che necessita al bambino nei primi giorni.

Colostro e doppia pesata

Dato che il colostro è prodotto in piccolissime quantità (5-7 ml per poppata), è praticamente impossibile poter effettuare la doppia pesata e riuscire a misurarlo, ma il fatto che sia prodotto in dosi non rilevabili da una bilancia non deve far incorrere nel pensiero che il bambino “non prende niente”.
Infatti alla nascita lo stomaco del bambino è molto piccolo, ha più o meno la dimensione del suo pugno e quindi può contenere solo pochi ml per poppata.

Importanza del colostro nel post partum

Il colostro viene prodotto nelle prime 30 – 40 ore dopo il parto dopo di che ha inizio la produzione del latte materno.
Oltre a fornire tutto ciò che al bambino necessita per i primi giorni e a proteggerlo con una grande quantità di anticorpi, funziona anche da lassativo per agevolare l'emissione delle prime feci (meconio), evitando così che la bilirubina, sostanza di scarto prodotta dall'eliminazione dell'eccesso di globuli rossi con cui un bambino nasce, venga riassorbita dall'intestino causando l'ittero. 
Inoltre, la produzione dei recettori della prolattina, cellule poste sulla membrana basale degli alveoli (le ghiandole che producono latte) è stimolata da frequenti poppate.
L'assunzione del colostro quindi predispone ad un avvio fisiologico e quindi sereno dell'allattamento ed è un fondamentale investimento per il bambino.

Colostro e bonding

L'Accademia Americana di Pediatria afferma anche per questo che “i bambini sani dovrebbero essere posti e rimanere in contatto pelle a pelle diretto con le loro madri immediatamente dopo il parto, finché non sia avvenuta la prima poppata.”  Questo punto è anche uno dei dieci passi raccomandato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e dall'UNICEF per gli Ospedali Amici dei Bambini.
I primi momenti, mediati dalla suzione libera del colostro, sono davvero importanti per la creazione del legame mamma-bambino.
Sappiamo bene come molti mammiferi si rifiutino di accudire un cucciolo che venga temporaneamente allontanato subito dopo il parto... siamo mammiferi e seppur in grado di recuperare questa relazione, grazie al fatto che non siamo forniti del solo istinto, è innegabile che questi primi momenti rappresentino un periodo che richiede particolare cura e attenzione da parte di chi circonda la madre e il bambino.

Il colostro e le società guerriere

Eppure questo liquido così prezioso, in molte culture, ancora oggi, è considerato una sostanza infetta, addirittura da spremere fuori ed eliminare. 
Michel Odent, medico e ricercatore, nonchè autore di diversi testi divulgativi nel libro “la scientificazione dell'amore” ci fa notare come disturbare il primo contatto madre-bambino, e diffondere credenze errate, come quella della nocività del colostro, sono comportamenti pressoché universali... perchè?
Odent cita uno studio di Betsy Lozoff, che indica come nel 62% dei gruppi sociali esistenti, chi assiste una partoriente cerca di svolgere un ruolo attivo... e così manipola, massaggia, a volte cerca di dilatare la cervice manualmente....quasi tutte le culture poi disturbano il primo contatto madre-bambino … a chi vuole approfondire consiglio di leggere " la prima ferita" di Willi Maurer.

Etnologicamente parlando era vantaggioso limitare e controllare la "capacità di amare", sorprende?
In natura, lo sappiamo bene, spesso vince "il più forte" ...e chi usa il cuore, chi ha capacità empatiche, chi ama e rispetta madre terra purtroppo soccombe.
Odent ci spiega come la capacità di amare sia strettamente collegata al processo nascita; ecco che funzionale alla sopravvivenza di una etnia è sempre stato il fatto di avere guerrieri "senza cuore". Nel lungo periodo l'essere più spietati di altri popoli portava alla sopravvivenza del proprio.
I gruppi etnici "vincenti" , quelli che NON si sono estinti, sono quelli che hanno avuto il vantaggio di disturbare il processo nascita.
Maggiori erano le necessità di sviluppare l'istinto aggressivo e la capacità di distruggere altre vite, più invasivi sono diventati i rituali e le credenze culturali relative al periodo prossimo alla nascita (a Sparta quando nasceva un maschietto veniva buttato a terra, se riusciva a sopravvivere, si pensava sarebbe diventato un buon guerriero).
La maggior parte delle culture e dei gruppi etnici pacifici ( che avevano in comune il fatto di non separare il bambino, di non avere rituali che ritenessero il colostro pericoloso ecc) si sono estinti.

Oggi invece vince l'amore?

Se disturbare la nascita ed evitare che il bambino assumesse colostro, ha un'impatto sulla sua capacità empatica e di amore per il prossimo, se questo ha assicurato la sopravvivenza dei più forti, perché oggi dovremmo cambiare le cose?
Odent dice: "Ora che abbiamo raggiunto l'era della consapevolezza ecologica e della scientificazione dell'amore, l'umanità deve, e può, muoversi verso nuove strategie di sopravvivenza." Oggi, la capacità di amare e rispettare il prossimo, oltre che la madre terra, sta finalmente diventando un presupposto fondamentale per la sopravvivenza sia del pianeta che del singolo individo.
Sappiamo inoltre, grazie a Jean Liedloff ed ai suoi studi sulla popolazione di indios Yequana ( indiani che vivono tutt'ora all'età della pietra, nel Venezuela) che effettivamente la riappropriazione dei legami iniziali, che i genitori avvertono istintivamente verso il bambino, sia il primo ed essenziale contributo per educare alla pace in un mondo che gli adulti- bambini non amati di ieri – hanno condotto sull'orlo del baratro.
Jean dall'osservazione critica della vita degli indios arriva esattamente alle stesse conclusioni di Odent: la separazione violenta madre-bambino, le traumatiche privazioni infantili, spesso costituiscono la premessa per la formazione di individui ansiosi, sradicati, aggressivi. ( Per approfondire Jean Liedloff " il concetto del continuum")

venerdì 7 novembre 2014

IL PIANTO DEI NEONATI.

Piango fin che mi pare e piango più che posso. 
Piango perché non so parlare.
Piango per solidarietà con i miei amici.
Piango come piangono i bambini in tutto il mondo.
Piango così qualcuno prima o poi verrà.
Piango perché non so cosa fare.
Piango perché sono stufo di guardare il soffitto bianco.
Piango perché ho fatto tanta cacca.
Piango perché ho caldo, perché ho freddo,
perché sto bene, ma non voglio darvi la soddisfazione.
Piango non so perché, ditemelo voi se lo sapete,
oppure chiedetelo al pediatra che lui ha studiato.
Piango perché per ora è la cosa che so fare meglio.
Piango perché così creo un gran bel putiferio.
Piango perché anche voi alla mia età piangevate.
Non ricordo più perché ho iniziato a piangere,
ma prima un motivo sono sicuro che c’era.
Ovviamente piango perché ho fame e non
arrivo ancora alla maniglia del frigo.
Dopo il pasto piango perché ho mangiato troppo
e ho l’aria nella pancia.
Piangere però non fa male, non si muore di pianto,
anzi se non piangessi morirei.
Quando piango sono sicuro che vi ricordate
di me e che state male per me.
In realtà io non piango mai per niente, quando piango è perché voglio
qualcosa e alla mia età i desideri e bisogni corrispondono sempre.
Perciò non preoccupatevi troppo e sforzatevi invece di capire
di cosa ho bisogno così ci mettiamo tutti calmi e tranquilli.
E fra poco si ricomincia…..



giovedì 6 novembre 2014

ECCO A VOI I NUOVI CORSI :
- SOSTEGNO E PROMOZIONE ALLATTAMENTO AL SENO. 
Iniziativa gratuita patrocinata dal Comune di Albino
Tutti i venerdì dalle 10.45 alle 12.15 presso SenzaPensieri l'ostetrica sarà a disposizione per il controllo della posizione, l'attacco e la suzione del neonato al seno; possibilità di controllo settimanale del peso dei bambini; consigli individuali e di gruppo; gruppo di auto-aiuto fra mamme con neonati di età diverse.
E’ consentito l’accesso in gravidanza per avvicinarsi fin da subito alla pratica dell’allattamento al seno; in caso di urgenza possibilità di consulto telefonico.

Richiesta prenotazione telefonica al n.035773222


- GINNASTICA E COCCOLE POSTPARTO
Ginnastica con il bebè durante l'esogestazione per fortificare ancor di più l’importanza e l’unicità del rapporto madre-figlio.
Il rapporto mamma-bambino nei 9 mesi dopo il parto continua ad evolvere in modo tale che si compia la crescita e lo sviluppo psico-fisico del bambino. Una ginnastica condotta in modo competente ed armonioso da un'ostetrica che aiuterà la mamma a vivere il proprio ruolo, a credere in ciò che sente e a fare ciò in cui crede e a ritrovare la forma fisica.
5 incontri settimanali di un'ora e mezza durante i quali mamma e bambino partecipano attivamente.

Presso SenzaPensieri ad Albino. Richiesta prenotazione telefonica al n.035773222.


- MASSAGGIO NEONATALE

5 incontri di un'ora in cui insieme ad altre mamme imparerete le tecniche di massaggio e potrete condividere un momento di COCCOLE con il vostro cucciolo!

Presso SenzaPensieri ad Albino.  Richiesta prenotazione telefonica al n.035773222.


- CORSO PRE-PARTO, PER SAPERNE DI PIU'.

Un aiuto concreto e pratico per affrontare al meglio i momenti del travaglio, del parto e del puerperio.
7 incontri a partire dalla 26° settimana di gravidanza.
Possibilità di percorso individuale o di coppia: 3 incontri pre-parto e 1 incontro post-partum a domicilio.

Presso SenzaPensieri ad Albino.  Richiesta prenotazione telefonica al n.035773222.






giovedì 16 ottobre 2014

LA BRAVA GRAVIDA..



Fin da piccoli impariamo delle regole: orari per dormire, orari per i pasti, cosa e quanto mangiare, ecc. . Andiamo a scuola e diventiamo grandi, ad un certo punto siamo adulti, “vaccinati e patentati” più o meno tutti. La nostra vita si fonda su delle regole, e coscientemente o meno seguiamo la strada indicata, perchè la conosciamo, è sicura, senza pericoli né angoli bui, la ragione ci dice di farlo.
Ma venire al mondo ha delle regole? E se sì, le segue? La gravidanza travolge e sconvolge in tutti i sensi. Durante il primo trimestre la donna vive delle emozioni contrastanti: nello stesso giorno può essere felicissima e poi piangere, a volte dubita di farcela (sarò una brava madre?), altre invece è sicurissima e inizia a cercare informazioni. Il secondo trimestre solitamente è una fase di benessere per la donna: le nausee sono sparite, inizia a sentir muovere il bambino, la pancia comincia a vedersi, la spossatezza iniziale è passata, lei si sente viva e piena di energia, lavora molto e a volte “si dimentica” anche di essere incinta. Poi arriva l’ultimo trimestre e si insidia nella donna l’idea del parto. La pancia ora è pesante e alla fine della giornata è stanca, i ritmi rallentano, lei non è più veloce ed efficiente come prima. Dorme profondamente, ma si risveglia spesso, pensa al bambino e a quando lo vedrà. Prepara il nido, la stanza per il piccolo, oppure si ritrova all’ultimo senza aver preparato nulla (non ho ancora comprato nulla per il mio bambino). Vuole vederlo, ma ha paura del parto e magari vorrebbe rimandarlo, oppure vuole partorire il prima possibile (non ce la faccio più, spero che nasca presto).
Durante tutta la gravidanza lei è stata diligente, una brava gravida, ha fatto tutto quello che le è stato detto: tutti gli esami, tutte le ecografie, tutte le visite, ha preso tutti gli integratori, anche quelli più difficili da mandare giù. Gli omega3 non li digeriva e il ferro le procurava la diarrea, il multivitaminico, l’acido folico, i fermenti lattici (per prevenire le coliche del neonato) e l’apermus (va tanto di moda, lo prendono tutti, è omeopatico, quindi male non fa!). Lei fa tutto, perchè così le hanno detto e lei si fida, si affida, anzi non da solo la sua fiducia, delega consapevolmente o meno le decisioni e le responsabilità della propria gravidanza e del parto.
Le hanno detto che la testa del bambino è grande (ci passerà???), che le contrazioni sono insopportabili, per cui le consigliano di fare l’epidurale, che donare il sangue cordonale è un gesto bello e altruista, per cui fa i colloqui necessari e firma. Firma perchè informata. Le dicono che è meglio non aspettare tanto per far nascere il bambino. Allora firma per il ricovero e l’induzione, perchè informata. Le contrazioni arrivano all’improvviso, sono forti, violente, non le lasciano il respiro. Il suo corpo vuole scappare, fuggire da quest’attentato, ma non può. Firma per l’epidurale, ora sta meglio e riesce a riposarsi un pochino.
Poi qualcuno le dice che è il momento di spingere, il travaglio è andato avanti molto velocemente. Lei non sente nulla, però spinge (spingere cosa?come?dove?). Non lo sa, ma fa quello che le dicono. Adesso è in sala parto, sul famoso lettino, quando il monitor rileva la contrazione, lei prende aria dal naso, trattiene il respiro e spinge, come le hanno insegnato. Le dicono che non spinge bene e il suo bambino non scende. Allora spinge di più, con tutta la sua forza (devi spingere bene se vuoi che nasca!) e qualcuno mette un braccio sulla sua pancia e spinge il bambino insieme a lei, per aiutarla. Un’altra persona prende le forbici e taglia mentre lei spinge (per l’episiotomia non ha firmato…). Finalmente nasce il suo bambino, lei è stremata ma felice, vorrebbe toccarlo, prenderlo tra le braccia. Non si può, tagliano subito il cordone e consegnano il bambino a un altro gruppo di persone che era già lì ad aspettare. Il sangue raccolto dal cordone non è sufficiente, quindi non può donarlo (e neppure al suo bambino ormai). Le palpano forte la pancia per far uscire la placenta, ma non succede nulla, per cui dopo un po’ la devono addormentare per toglierla. In seguito suturano l’episiotomia e la lacerazione spontanea che ha avuto. La svegliano e la portano nella sua stanza, il suo bambino non c’è. E’ nella culla termica, c’è stato un altro parto e ora sono occupati, glielo portano più tardi.
Deve andare in bagno, allora si alza dal letto aiutata da una giovane ragazza. Le sembra di cadere, le gambe non la reggono molto e ha una sensazione di pesantezza al basso ventre, dove ha i punti. Finalmente arriva in bagno, la ragazza le dice di chiamarla quando ha finito, intanto aspetta fuori dalla porta. Lei cerca di urinare ma non riesce. Le viene solo da piangere. Piange, sola, in bagno. E’ distrutta, è così brutto partorire, è così devastante e faticoso… E’ così lungo e doloroso… E’ tagliata, lacerata… Vorrebbe soltanto il suo bambino… La ragazza bussa, entra piano, senza dir nulla la aiuta a tornare a letto e chiude la porta della stanza. Si avvicina a lei e le chiede come sta, nessuno glielo aveva mai chiesto. Lei non sa cosa rispondere, racconta il suo parto alla ragazza che le sembra gentile. Alla fine la ragazza le chiede “tu cosa ne pensi?”. Anche questo nessuno glielo aveva mai chiesto. Nessuno le aveva spiegato il perchè delle scelte o le aveva chiesto se lei fosse d’accordo, lei si era fidata e basta, era stata brava, aveva firmato il consenso informato. Risponde alla ragazza “non lo so, pensavo fosse normale così”.
Siamo informate davvero? Ci siamo affidati, abbiamo delegato, abbiamo dato a qualcuno ilpotere di decidere, di scegliere cos’è meglio per noi e per il nostro bambino. Abbiamo seguito la strada tracciata, non ci siamo fermati a pensare, a chiedere, ad ascoltare cosa ci diceva il nostro corpo e il nostro bambino. Abbiamo seguito le regole e siamo state brave.